Performance n. 1 - 2021
In questo numero:
|
Editoriale
di Marco Neri
Lookdown fitness e resilenza
Fiumi di parole sono state scritte a riaguardo del trattamento che lo sport ha subito durante questo lookdown. Nel precedente siamo stati i primi a chiudere ma poi, purtroppo, è seguita una chiusura totale, penosa e difficile per tutti. In questa seconda fase , contraddistina dalla scelta dei “colori”, per noi e per pochissime altre attività non c’è colore che tenga, chiusi per primi senza possibilità di orari limitati o altre opzioni. Naturalmente con 2 beffe aggiuntive; la prima della famosa “settimana di tempo” per mettersi in regola ai nuovi protocolli che TUTTI hanno applicato pedissequamente e che ai massicci controlli la categoria ne è uscita a testa alta con i complimenti dei controllori... eppure dopo una settimana è scattata la chiusura inderogabile. La seconda beffa dei ristori, arrivati pochi ed in ordine sparso e con molti codici ATECO di professionisti che sono stati inesorabilmete dimenticati. Le istituzioni dimostrano di non conoscere il settore ed i PT sono parificati a grandi centri, dimentcando che il tipo di “contatto” è assolutamente uguale a quello possibile presso una parrucchiera/barbiere o estetista (cosa che comunque può esser gestita in modo analogo anche nei centri più grandi). Studi internazionale di grande rigore scientifico (inviati da professori universitari fra cui Antonio Paoli) mettono la possibilità di contaggio in palestra con indici bassissimi; infinitamente più bassi di supermercati e altre attività; eppure le palestre, colpevoli, forse, di non avere una rappresentanza unica, sono e rimangono chiuse a tempo inderminato. Cosa possiamo fare? Come FIF e ASI continuare a fare pressione sulle istituzioni; provare a dare suggerimenti e continuare ad evidenziare carenze dei provvedimenti e le necessità del settore. Forse serviranno a poco, ma noi continueremo a farlo anche se è evidente come tutto il settore sport sia tenuto in assoluto poco conto nel bilancio totale; attività assolutamente NON ESSENZIALE…. e anche su questo si potrebbero scrivere torrenti di opinioni. Comprendiamo bene che in momenti come questo non sia facile prendere decisioni, ma certamente consultarsi con chi il settore lo conosce e con chi produce studi e motivazioni a sostegno crediamo sia il “minimo sindacale”. Oltre a questo quello che i centri devono e possono fare è di sfruttare ogni possibilità per mantenere vivo l’interesse e la fidelizzazione. Praticamente tutti hanno creato corsi di varie discipline da offrire ai loro soci; alcuni hanno sviluppato anche attività all’aperto. Poco e difficile? Certamente, ma la situazione è questa e dobbiamo adattarci se non si vuole soccombere. La realtà è che purtroppo i costi fissi rimangono e non tutti sono riusciti a ottenere realistiche diminuzioni degli affitti. L’appello che continueremo a fare non sarà solo sulle riaperture, ma anche su aiuti concreti e reali, in tempi brevi, perché l’Italia non può fare a meno del nostro settore. Anche la FIF ha cercato di adeguarsi, corsi on line, webinar, convegni; stiamo cercando in tutti i modi di dare supporto, anche informando su novità e comunicazioni istituzionali. Il nostro sforzo è di dare sempre e comunque qualità, professionalità e innovazione. Abbiamo investito sulla tecnologia e siamo certi di potere rispondere alle esigenze di formazione che continua ad essere alta. Torneranno tempi in cui ci si vedrà in presenza ma crediamo che ormai, come in tutti i settori, anche nel fitness rimarrà la doppia opzione dove i servizi potranno avere la doppia declinazione. Anche questo è un segno dei tempi e come sempre applicare la resilenza (attiva) è il modo migliore per affrontare quelle realtà su cui abbiamo poco margine di azione. Lo sport insegna anche a questo… Caparbietà e disciplina.